Friends: Simone Bonanni
Haze è una collezione di tre oggetti in acciaio inossidabile pensati per la combustione di incensi e legni aromatici. La collezione, progettata da Simone Bonanni, rappresenta la prima collaborazione tra QuadroDesign e il brand milanese Weed’d e mette in relazione la precisione dei volumi geometrici in acciaio lavorato a controllo numerico con una dimensione più calda, intima e meditativa.
I tre oggetti si presentano come piccole architetture domestiche, progettate per incorniciare ed elevare i momenti di relax e cura di se stessi, in continuità con i valori che da sempre guidano Weed’d e che QuadroDesign interpreta attraverso il linguaggio solido e contemporaneo dell’acciaio.
Intervista di Daria Miricola
Come percepisci oggi il panorama del design italiano contemporaneo e dove collochi la tua pratica al suo interno?
SB: Oggi le aziende di design italiane competono sul proprio territorio con nuovi attori provenienti dall’estero. C’è la consapevolezza che l’idea di design italiano — quel design senza tempo che ha reso l’Italia famosa nel mondo — resti un valore fondamentale su cui costruire, ma che una parte di esso debba necessariamente evolvere per rispondere alle nuove esigenze di una società in continuo cambiamento. La mia generazione si colloca nel mezzo: cresciuta dagli allievi dei grandi maestri, ma consapevole che il cambiamento è necessario e più aperta alle tendenze internazionali.
Esiste, secondo te, una tipologia di arredo che incarni più di ogni altra l’eredità del design italiano, raccontandone storia, valori ed evoluzione culturale?
SB: Senza dubbio la sedia. È anche uno degli oggetti più difficili da progettare. In Europa, insieme ai paesi scandinavi, abbiamo la tradizione più ricca nella produzione di sedute, che in Italia varia da regione a regione in base ai materiali. La sedia è forse l’oggetto che meglio rappresenta l’artigianalità italiana.
Quali figure hanno avuto un ruolo formativo nel tuo percorso? E quali sono oggi le icone che continuano a influenzare il tuo pensiero?
SB: Ho lavorato come product designer presso Marcel Wanders dal 2012 al 2015, un periodo in cui ho incontrato molti colleghi e amici che mi hanno profondamente influenzato. Ero il più giovane in uno studio di circa sessanta persone ed è stata un’esperienza formativa che mi ha spinto a crescere e, col tempo, a trovare una mia voce. Come molti designer, ho attraversato fasi in cui mi ispiravo fortemente ad altri. Oggi sono più concentrato nel pormi le domande giuste per il mio lavoro, piuttosto che osservare ciò che fanno gli altri.
Se dovessi indicare un progetto che rappresenta al meglio la tua pratica, quale sarebbe e perché?
SB: Ho sempre creduto che la forma di un oggetto e la sua presenza visiva possano influenzare la qualità della nostra vita, perché danno all’oggetto un’attitudine, una voce, e arrivano persino a modellare l’aria intorno a noi. Un progetto che riflette pienamente questa idea è Hana, una poltrona che ho disegnato per Moooi nel 2018. Il progetto nasceva dalla convinzione che una sedia possa essere un luogo prima ancora che un oggetto, e ho dedicato molto tempo alla ricerca della forma e delle proporzioni giuste per trasmettere questo spirito.
Hai più volte affermato che il disegno è la tua parte preferita del processo di sviluppo del prodotto. Puoi approfondire questo aspetto?
SB: Ho sempre amato disegnare. Da bambino copiavo anime giapponesi sui quaderni; più tardi facevo ritratti a matita di amici e riproducevo foto dei nostri eroi d’infanzia. All’università il disegno è diventato più serio, quando un caro amico di Nanchino — mio compagno di corso e insegnante di disegno in Cina — mi ha insegnato che il chiaroscuro più “tridimensionale” è quello in cui si percepisce il maggior numero di gradazioni tra luce e ombra. Da allora, il disegno è il mio modo di dare forma alle idee, comprenderne i contorni e verificare che una forma funzioni davvero.
Parli spesso degli oggetti di design come veicoli di emozioni. Quali sono i tuoi primi ricordi di un legame emotivo con un oggetto?
SB: Da adolescente ho giocato a calcio per circa dodici anni, soprattutto come portiere. Ero ossessionato dai miei guanti, che considero ancora oggi una tipologia di prodotto estremamente interessante. Non contava solo quanto funzionassero bene, ma come mi facevano sentire: l’odore del lattice nuovo, la fascia stretta intorno al polso, la sensazione di avere mani più grandi, più forti, più potenti. La mia sicurezza in campo — e spesso la mia felicità — derivava meno dalla pura funzione e più da quelle sensazioni.
La collaborazione con QuadroDesign ti ha portato a lavorare con l’acciaio inossidabile, materiale identitario del brand. Come ti sei rapportato a un materiale percepito come “freddo”?
SB: Progettare con acciaio fresato CNC è un sogno per qualsiasi designer: offre una precisione straordinaria, un peso reale e una forte presenza visiva. All’inizio di questa collezione immaginavo oggetti solidi e volutamente “industriali”, in contrasto con il loro compito semplice e delicato: sostenere un bastoncino d’incenso fragile ed effimero. La pesantezza del materiale e la nitidezza delle lavorazioni diventano una sorta di provocazione giocosa: forse superflua, ma sorprendentemente appagante.
Al di là del design, quali altre discipline influenzano il tuo lavoro?
SB: Mi sono sempre considerato un autodidatta, pur avendo una formazione in design. Durante il periodo da Wanders ho seguito il mio primo corso di Programmazione Neuro-Linguistica, che ho trovato interessante e realmente utile. L’insegnante, Ernst, era un olandese sempre sorridente ma anche molto diretto e realistico. Dieci anni dopo mi sono rimesso in contatto con lui per un percorso di business coaching e sviluppo personale.
Guardando al futuro, quali direzioni o progetti stanno guidando la tua ricerca?
SB: Sto lavorando a un progetto molto complesso che ha richiesto due anni di sviluppo, inclusa la messa a punto della tecnologia e delle macchine CNC coinvolte. Si tratta di una serie limitata di tre stecche da biliardo in fibra di carbonio, prodotte con un processo unico sviluppato da un’azienda dell’area di Pordenone. I risultati sono notevoli e spero di poter condividere le prime immagini entro la fine di febbraio.