Anghiari by Giacomo Moor
Nel paesaggio collinare della Val Tiberina toscana, un antico casale si sviluppa su quattro livelli sfalsati, seguendo l’andamento naturale del terreno. Costruito in epoche diverse, con origini che risalgono al XIV secolo, l’edificio è stato oggetto di un intervento guidato da un approccio conservativo, capace di preservarne la stratificazione storica.
La struttura, in muratura mista di pietra e laterizio, mantiene il ritmo originario degli spazi: una sequenza di ambienti raccolti, definiti da muri spessi, pavimenti in cotto e inserti in pietra serena nelle aree un tempo adibite a stalla. Ogni livello si apre in modo indipendente verso l’esterno, generando porzioni autonome che ospitano camere, bagni e spazi comuni.
L’intervento lavora per sottrazione più che per aggiunta. Le superfici esistenti vengono preservate dove possibile, i pavimenti originali recuperati nelle zone di cucina e bagno, e le murature rifinite con intonaci a base di calce, in continuità materica con il costruito storico.
Il progetto degli interni, firmato da Giacomo Moor, si basa su un uso rigoroso e controllato del materiale. Tutti gli arredi sono concepiti secondo una logica costruttiva unica: un semilavorato ligneo composto da un’anima in multistrato di betulla rivestita in rovere massello. Un sistema che genera un linguaggio coerente e continuo, in cui ogni elemento — librerie, armadi, scrivanie, scaffalature — diventa parte di un insieme unitario.
Pedane in legno leggermente rialzate definiscono le aree living, organizzando lo spazio senza introdurre partizioni. I tavoli, progettati su misura in rovere e teak, proseguono questa ricerca, combinando artigianalità e chiarezza strutturale.
La cucina, anch’essa disegnata da Moor, si sviluppa attorno a un grande piano di lavoro che integra un lavello in marmo Botticino. Qui abbiamo contribuito con la collezione Thumb, che introduce una presenza funzionale calibrata, in linea con il rigore materico dell’intervento.
Nei bagni, la scelta è ricaduta sulla collezione Stereo, disegnata da Luca Papini. Basata su geometrie primarie e ridotta all’essenziale, Stereo costruisce un rapporto diretto tra forma e funzione. La sua presenza è precisa, controllata, e si confronta con pietra, intonaco e legno senza mai diventare decorativa.
All’interno del progetto, l’acciaio inox agisce come un contrappunto discreto alla matericità degli spazi. Non cerca il contrasto, ma l’equilibrio: riflette la luce, rafforza le proporzioni e introduce una chiarezza tecnica che si allinea con l’approccio complessivo dell’architettura.
Non si tratta di una ricostruzione nostalgica, ma di una trasformazione misurata: un’architettura che conserva la propria storia introducendo un ordine contemporaneo, dove ogni intervento è necessario, controllato e destinato a durare.