Temporary Installation to Permanent Architecture
In occasione del Salone del Mobile 2026, Elena ed Enrico Magistro, co-proprietari di QuadroDesign, hanno invitato Giacomo Moor a progettare una struttura espositiva modulare concepita per avere una seconda vita. Costruito attorno a un giunto in alluminio e a una leggera struttura in legno, il sistema può espandersi ed essere riconfigurato attraverso pannelli che fungono da partizioni, superfici o coperture. Al termine della fiera, in collaborazione con Koalisation, verrà smontato e riassemblato a Masala, in Zambia, come bagno pubblico permanente al servizio della comunità locale. Il primo bagno pubblico di Masala sarà installato entro la fine di agosto 2026.
L’idea di affrontare il Salone del Mobile con un progetto di questo tipo nasce da un’osservazione molto semplice—e per certi versi scomoda: la maggior parte delle architetture temporanee dei brand durante la Design Week non è sostenibile, né dal punto di vista ambientale né etico. Ogni anno vengono costruiti allestimenti complessi e altamente scenografici, spesso belli, che durano pochi giorni e, una volta conclusa la fiera, diventano rifiuti. Pannelli in cartongesso, strutture effimere, materiali destinati a essere smontati e gettati, lasciando dietro di sé solo immagini e posizionamento del brand.
“In QuadroDesign sentivamo da tempo la necessità di prendere posizione—non solo a parole, ma attraverso un gesto concreto. Nel 2024 abbiamo iniziato a farlo scegliendo di “spogliare” il nostro stand: una struttura portante dichiarata, nessun rivestimento, nessun artificio scenografico, ed elementi espositivi sostituiti da casse realmente utilizzate in produzione. Un allestimento riutilizzabile per oltre l’80%, che comunicava esplicitamente il nostro dissenso verso un certo modo di concepire la fiera, almeno sul piano estetico e costruttivo.”
—Elena Magistro
Enrico Magistro prosegue: “Con il progetto 2026 abbiamo deciso di andare fino in fondo, senza compromessi. L’incontro con Giacomo Moor e la sua esperienza con sistemi architettonici essenziali e trasformabili è stato decisivo: insieme abbiamo immaginato uno stand che non fosse un fine, ma un mezzo. Non un oggetto temporaneo, ma un’architettura capace di cambiare funzione, luogo e significato. La possibilità di dare allo stand una seconda vita, trasformandolo in un bagno pubblico in Zambia, non è un’operazione simbolica o narrativa, ma una scelta concreta che restituisce valore a ciò che normalmente viene considerato scarto.”
“Ricordo chiaramente il momento in cui questa convinzione è diventata definitiva: la sera prima dell’apertura del Salone, a montaggio concluso, mentre attraversavo i padiglioni quasi vuoti. Il nostro stand si distingueva visivamente—era diverso, forse persino spiazzante. La prima domanda che mi sono inevitabilmente posto è stata: “Piacerà?”. Poi, guardandomi intorno e osservando gli altri allestimenti, ho capito che non era la domanda giusta. Il percorso che avevamo intrapreso era quello corretto, indipendentemente dal consenso immediato. Per noi, questo progetto rappresenta allo stesso tempo un punto di arrivo e un nuovo inizio: la dimostrazione che anche un’architettura di brand può assumersi una responsabilità reale, uscire dal perimetro dell’autoreferenzialità e generare un impatto che va oltre la Design Week. È un modo diverso di intendere il design—non come esercizio formale o strumento di visibilità, ma come infrastruttura utile, capace di adattarsi ai contesti e di rimettere finalmente le persone al centro.”
—Enrico Magistro
Giacomo Moor descrive così il suo coinvolgimento nel progetto: “L’invito di QuadroDesign a progettare uno stand per esporre i loro prodotti al Salone del Mobile 2026 è stato tanto inaspettato quanto stimolante; la proposta di trasportare questa installazione in Africa, una volta conclusa la Design Week, e darle una nuova vita è stata una sfida assoluta.”
—Giacomo Moor
“Il sistema costruttivo che abbiamo progettato risponde a questa esigenza di trasformabilità ed è basato su una rigorosa griglia in legno, connessa in più punti da un giunto metallico a quattro vie che consente di modulare lo spazio—sia in pianta sia in alzato—aggiungendo o sottraendo elementi. Le sezioni dei componenti coinvolti sono standardizzate su un’unica dimensione, semplificando il processo produttivo e rendendolo facilmente replicabile a diverse latitudini.
L’obiettivo condiviso è stato interpretare lo stand come una vera e propria architettura, capace di funzionare come dispositivo espositivo a Milano e come bagno pubblico per le donne che lavorano nel mercato del carbone in Zambia—integrandosi in modo silenzioso e naturale nel caos frenetico della settimana del Salone, per poi trasformarsi, attraverso un cambio di configurazione, in un luogo intimo in cui la persona, più che il prodotto, è al centro.”
—Giacomo Moor
Platek partecipa al progetto come partner illumino-tecnico, curando l’intero concept e il progetto della luce. Questo intervento non è stato concepito come un’installazione temporanea, ma come parte di un percorso a lungo termine: un sistema illumino-tecnico pensato per valorizzare l’architettura dello stand, i materiali e i dettagli costruttivi, garantendo controllo della luce, efficienza e coerenza con il concept espositivo. Al termine dell’evento, gli stessi apparecchi verranno riutilizzati e integrati nella nuova architettura realizzata in Africa, proseguendo il loro ciclo di vita in un contesto reale e permanente. Questo approccio riflette la visione progettuale di Platek: considerare la luce non come un elemento effimero, ma come parte di un sistema durevole, capace di attraversare luoghi, tempi e funzioni, mantenendo intatta la propria identità.
Koalisation realizzerà nello specifico un pozzo da 4 m³, mentre l’architettura sarà sollevata da terra sia per proteggerla dalle inondazioni stagionali durante la stagione delle piogge, sia per consentire l’inserimento, al di sotto, di vasche per la raccolta dei reflui, che verranno utilizzati per la produzione di fertilizzante destinato a foreste di legname.
Questo è quanto afferma Matthieu Meneghini, CEO e Co-Founder di Koalisation: “Koalisation significa connessione: tra luoghi, persone e azioni. Con questo progetto, insieme a Giacomo Moor e QuadroDesign, stiamo trasformando questa idea in qualcosa di concreto. Dal Salone del Mobile a Masala, uno dei più grandi mercati di Ndola, stiamo creando un luogo che prima non esisteva: uno spazio di servizio, cura e dignità.”
“I mercati sono luoghi vibranti, dove ogni giorno si scambiano lavoro, energia, idee e attività economiche, spesso in condizioni estremamente difficili. Qui lavorano migliaia di persone, e la maggior parte sono donne, molte delle quali madri. Questo spazio di servizio è pensato per loro: servizi igienici pubblici, docce e fasciatoi concepiti come qualcosa di essenziale, non eccezionale. Il progetto intende superare gli stereotipi che associano alcuni luoghi esclusivamente alla mancanza e alla povertà. Crediamo che anche nei contesti più duri la bellezza abbia un valore profondo: bellezza come rispetto, come cura e attenzione, come segno concreto che ogni persona merita qualità e considerazione. Abbiamo voluto creare un luogo in cui i bisogni personali non siano un limite alla libertà di lavorare, ma qualcosa di normale, sicuro e rispettato. Uno spazio di pausa, ristoro e umanità, capace di restituire dignità al lavoro quotidiano. Per noi, il lavoro è connessione, e la connessione è il fondamento di ogni società che voglia davvero prosperare.”
— Matthieu Meneghini